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Allenare l’empatia: come farlo e perché

Era il 1998 quando Daniel Goleman, psicologo e scrittore statunitense, pubblicò un articolo intitolato “What Makes a Leader?”. Il fulcro del suo lavoro consisteva in una ricerca svolta coinvolgendo circa 200 grandi aziende, dalla quale è emerso che ciò che differenzia i leader veramente efficaci è il loro grado di intelligenza emotiva. Quest’ultima è costituita da cinque componenti: consapevolezza di sé, autoregolazione, motivazione, empatia e abilità sociale. Fra queste, l’empatia è forse la più ostica da mettere in atto sul luogo di lavoro. Infatti, Goleman osserva come spesso la parola stessa empatia risulti in contrapposizione con l’immagine classica “dell’uomo di affari”. 

In realtà, essere persone empatiche include il prendere in considerazione e soppesare i sentimenti degli altri. Da un punto di vista prettamente etimologico, infatti, empatia deriva dal greco “en-pathos”, “sentire dentro”. Questa è dunque un’abilità sociale di fondamentale importanza, in quanto consente di ascoltare attivamente l’interlocutore, riconoscere le sue emozioni, comprendere i suoi punti di vista e i suoi pensieri. 

Sulla base di queste sue caratteristiche peculiari, l’empatia sul lavoro è oggi considerata un tratto fondante della cosiddetta emotional leadership, ovvero una nuova dimensione di leadership basata sul presupposto che gli stati d’animo, le emozioni e i comportamenti del leader, influenzano le persone che lavorano con lui.

Ma quali sono i vantaggi di un approccio empatico nei contesti lavorativi? 

In primo luogo, esso permette di migliorare le relazioni tra colleghi, ma anche con i superiori o i dipendenti, con i clienti e con i fornitori. In definitiva, quindi, più empatia sul posto di lavoro genera relazioni più solide, una miglior collaborazione e una maggiore produttività.

Oltre a facilitare lo sviluppo di importanti abilità sociali, infatti, l’empatia conduce anche ad un aumento dei profitti a livello aziendale. La società americana GetCRM, ha realizzato uno studio in cui rileva che:

  • il 42% dei consumatori evita di acquistare prodotti o servizi da un’azienda che percepisce come poco empatica;
  • il 56% dei lavoratori rimarrebbe volentieri in un’azienda che dimostra attenzione ed empatia per i dipendenti;
  • il 40% dei lavoratori resterebbe volentieri qualche ora in più in ufficio, se a chiederglielo fosse un capo empatico e disponibile.

Alla luce dell’importanza di questa soft skill, ecco alcuni consigli per migliorarla anche sul luogo di lavoro:

  1. chiedi il parere di chi lavora con te e rispetta il punto di vista delle altre persone, anche quando le loro visioni non collimano con le tue. Mantenere un atteggiamento di apertura nei confronti di chi ti sta accanto aumenta il livello di empatia e connessione interpersonale; 
  2. presta attenzione durante le conversazioni. L’empatia passa anche (e soprattutto) dal grado di attenzione dedicata a chi sta interagendo con noi. Ascoltare senza interrompere e dare a tutti l’opportunità di esprimersi liberamente sono manifestazioni di rispetto e di considerazione;
  3. approfondisci il legame con le persone che lavorano con te, instaurando conversazioni profonde. Questo aiuta a creare rapporti solidi e proficui.

Mettere in pratica alcuni semplici accorgimenti permette di affinare la capacità di immedesimarsi nell’altra persona e di comprendere i suoi pensieri e le sue emozioni. Essere empatici, dunque, non è soltanto una capacità innata: è possibile allenarla! Sul posto di lavoro, infatti, possono essere messe in atto delle pratiche che aiutano a incrementare i livelli di empatia di impiegati e leader. Tra queste, rientrano i percorsi formativi veri e propri, ideati con lo scopo di accrescere le soft skills individuali. Tramite piccole strategie ed esercizi, questi progetti favoriscono lo sviluppo di tecniche di ascolto e di immedesimazione. Tutto questo si traduce in una maggiore capacità di comprensione degli altri e in un’approfondita riflessione sull’importanza della costruzione di relazioni umane profonde, private o lavorative che siano.

Roberta Marchese

Bibliografia

Goleman, D. (1995a). Emotional intelligence. New York: Bantam Books. 

Goleman, D. (1998b). What makes a leader? Harvard Business Review.

Allenare l’empatia: come farlo e perché