Cerca
Close this search box.

Antifragilità e lavoro: quale legame?

L’Antifragilità è un concetto introdotto dal saggista e filosofo libanese Nassim Nicholas Taleb, che fa riferimento alla capacità non solo di resistere alle sfide e agli ostacoli della vita (la cosiddetta resilienza), ma di trarre beneficio dalle difficoltà. A suo avviso, le persone antifragili che reagiscono alle difficoltà sono in grado di attivare le proprie risorse e potenzialità per rintracciare nuove soluzioni, aumentando in tal modo il proprio senso di autoefficacia. Al contrario, coloro che restano intrappolati nell’immobilità non maturano la possibilità di crescere e migliorarsi, generando maggiore insicurezza a livello personale e sociale. La visione della persona antifragile è quindi quella di una persona attiva e potenzialmente in grado di cogliere opportunità anche dalle difficoltà, traendo il meglio dalle circostanze in cui si trova a vivere. L’individuo antifragile, in particolare, si caratterizza per alcune componenti: 

  1. Consapevolezza dei propri punti di forza e debolezza, in modo da decidere su quali criticità ha senso lavorare per trarne beneficio a livello personale e professionale;
  2. Approccio sistemico, essendo consapevole di far parte di un “tutto” più grande che può influenzare soltanto in parte;
  3. Rapporto con il tempo, vivendo focalizzato sul presente, il passato rappresenta sì un’occasione di apprendimento, ma è necessario anche saperlo lasciare andare in quanto immutabile;
  4. Interdipendenza, in quanto consapevole di poter trarre beneficio dalla collaborazione con gli altri;
  5. Apprendimento continuo, non essendo mai stanco di imparare e amando la curiosità e il desiderio di conoscere.

L’Antifragilità quindi è un atteggiamento mentale e pratico che ha un forte impatto sulla self-leadership. Permette, infatti, di migliorare le proprie capacità manageriali e favorisce la messa in atto di comportamenti costruttivi e adattivi nella propria organizzazione.

Come possiamo intraprendere la via dell’Antifragilità?
Una prima consapevolezza da possedere è il fatto che qualsiasi aspetto della vita, il lavoro, la salute, le relazioni, il proprio Paese, possa essere classificato secondo la “Triade”, le cui componenti sono: 

  • Fragile: si può perdere, rompere o rovinare nel momento in cui l’ambiente cambia in modo inaspettato;
  • Robusto: resiste agli attacchi della vita, mantenendosi più o meno intatto;
  • Antifragile: migliora, cresce e prospera grazie all’incertezza, al caos, e all’esposizione ad eventi stressanti (stressor).

Ecco allora che gli avvenimenti che oggi mettono alla prova come gli shock, l’incertezza, il caos e le crisi, dimostrano che robusto e fragile non sono due concetti così contrapposti: un qualcosa di robusto può infatti diventare anche fragile, in base allo stress al quale è sottoposto.
Come riporta Taleb nel suo libro “Antifragile. Prosperare nel disordine”, tutti questi fattori, che mettono a dura prova, sono tra i responsabili del tracollo di moltissime aziende, perciò  definite fragili. Le organizzazioni che invece vengono definite antifragili non si limitano a resistere ai momenti di caos, come fanno quelle robuste, e non si comportano nemmeno come le aziende resilienti, che si limitano ad adattarsi al cambiamento. Le antifragili amano correre piccoli rischi in dosi sopportabili, discostandosi dall’atteggiamento più cauto adottato dalla maggior parte, rivolgendo sempre uno sguardo al futuro.

Come sviluppare un approccio antifragile con 5 azioni concrete:

1) Accogliere l’incertezza e organizzare un piano B: allenarsi a reggere il peso delle difficoltà e degli imprevisti, pensando alle alternative e valutando quali ulteriori competenze poter sviluppare per spendere al meglio il proprio talento e potenziale;

2) Eliminare le sovrastrutture obsolete: seguire sempre le stesse regole e procedure, anche se collaudate, non aiuta ad accogliere il cambiamento con flessibilità; 

3) Coltivare uno spirito collaborativo e aperto al confronto, alla collaborazione e alla co-creazione: adottare uno sguardo differente nei confronti delle difficoltà, accettando anche eventuali critiche, idee e punti di vista diversi dai propri;

4) Procedere per tentativi, sperimentando eventuali piccoli fallimenti che permettano di migliorare e rafforzare i propri punti deboli;

5) Evitare scorciatoie ingannevoli e prediligere cammini più lunghi, autorevoli e testati. Non fidarsi dei consigli di finti esperti che promettono soluzioni rapide e miracolose, senza fatica e sacrifici: nascondono sicuramente una trappola. Sperimentare percorsi di affidabili professionisti che, talvolta, fanno impiegare più tempo, ma che permettono di raggiungere un risultato quasi certo.

In conclusione l’Antifragilità, ad oggi, è una competenza trasversale sempre più importante, in quanto consente di assumere un approccio proattivo di fronte alle difficoltà, orientato alla crescita e al miglioramento continui. Per le organizzazioni, questo significa  poter contare su risorse dinamiche e flessibili capaci di adattarsi facilmente ai cambiamenti e perseguire al meglio i propri obiettivi.

Beatrice Daglio, Chiara Lamanna

Bibliografia 

Antifragilità e self leadership (2022), SIA Academy

Di Bernardo, F. (2022), Il potere dell’antifragilità, Psicologinews

Taleb, N. N. (2013). Antifragile. Prosperare nel disordine. Il Saggiatore.

Articoli recenti

I nostri servizi