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Finding Flow at work

In psicologia si parla di benessere occupazionale per fare riferimento a quel lato del nostro star bene legato alla soddisfazione nei confronti del nostro posto di lavoro, ai guadagni, al ruolo che ricopriamo ma anche alla nostra capacità di gestire ansie e stress che determinate attività lavorative comportano.

Uno dei metodi per far fronte a situazioni stressanti e rendere piacevole il nostro lavoro è riuscire a trovare il cosiddetto Flow.

Il Flow è un concetto proposto da Mihály Csíkszentmihályi nell’ambito della psicologia positiva. Si tratta di uno stato d’animo che raggiungiamo quando siamo completamente immersi in un compito a tal punto da “separarci” dal mondo che ci circonda. Viene descritta come una condizione di assenza di auto-osservazione nella quale è così fluido il rapporto tra noi e quello che succede fuori, che non abbiamo bisogno di controllare attivamente ciò che stiamo facendo. Di conseguenza, essendo così immersi in ciò che facciamo abbiamo una percezione alterata del tempo e non ci accorgiamo dello scorrere delle ore. 

Tra i più importanti studi sul Flow troviamo quelli di Mihály. L’autore studia il rapporto tra le sfide che dobbiamo affrontare quando svolgiamo un compito e le skills che abbiamo. Mihali arriva così a formulare 8 canali del benessere, ossia 8 stati emotivi definiti dal rapporto tra livelli di sfida e livelli di abilità, tra i quali il Flow: lo stato di benessere ottimale.

Quando percepiamo la situazione come sfidante e le nostre abilità per gestirla come basse, ci troviamo nella parte sinistra della ruota, dove ci sono emozioni come preoccupazione e ansia. 

Quando invece percepiamo le nostre abilità come buone ma la situazione come poco sfidante, ci troviamo nella parte inferiore della ruota, quella delle emozioni ‘fredde’: noia e relax. L’esperienza più dannosa è quella a basso livello di sfida e di competenze che corrisponde con l’apatia. Questa è il vero antagonista del benessere e, infatti, si trova esattamente all’opposto rispetto al Flow. Ai lati del flow troviamo arousal e controllo, dette esperienze subottimali in quanto sono comunque buone per l’individuo, ma non rappresentano la massima espressione di benessere.

L’arousal, è una condizione nella quale siamo attivi, adrenalinici, ma anche un po’ in ansia ed è potenzialmente funzionale in alcune situazioni.

Il controllo è il punto in cui le sfide e le abilità coincidono perfettamente, abbiamo un perfetto equilibrio tra le due. Nel mondo odierno, in cui regna l’incertezza, potremmo pensare che il controllo sia la condizione ottimale, ma in una prospettiva di benessere eudaimonico (che interpreta il benessere come crescita e raggiungimento del pieno potenziale e sviluppo dell’individuo), il controllo non è abbastanza, serve che ci sia una sfida in più che permetta di crescere.

La situazione ottimale per la crescita e il benessere eudaimonico è il Flow: secondo Mihály è la situazione in cui emozione, razionalità e motivazione operano armoniosamente rispondendo alle richieste del lavoro. Ciò avviene quando le nostre abilità e le richieste del compito sono al massimo, sentiamo di avere le capacità di affrontare una situazione sfidante, siamo messi alla prova ma abbiamo anche fiducia nelle nostre capacità di riuscita.

Il lavoro è fonte di tutte queste esperienze, possiamo provare noia, ansia, preoccupazione. Quello che dobbiamo ricordarci è che il lavoro può essere anche fonte di flow, anzi le ricerche mostrano come il lavoro è il contesto in cui si verifica maggiormente l’esperienza ottimale. 

Si parla di benessere lavorativo di solito nella logica dell’ansia e della preoccupazione o della sotto-attivazione (noia), quindi in termini di qualcosa da riparare. Mentre difficilmente ci si concentra sulle aree del flow e del controllo, che sono fattori protettivi in grado di promuovere il benessere sul posto di lavoro. In questa prospettiva il benessere nasce non solo dall’assenza di stress e noia, ma da condizioni che stimolano e favoriscono una crescita e soddisfazione sul lavoro. 

Il Flow può quindi aiutarci molto al lavoro: promuove il benessere, ci aiuta a evitare lo stress ed è una condizione che lo rende stimolante, fornendoci enorme motivazione.

Recenti studi ci dicono che il Flow non è qualcosa che possiamo controllare e far avvenire a nostro piacimento, ma esistono condizioni favorevoli che possiamo intercettare e valorizzare per promuovere questa condizione.

Ad esempio, situazioni propositive per il manifestarsi del Flow sono quando:

  • Abbiamo scopi chiari;
  • Abbiamo forti motivazioni personali;
  • Siamo molto coinvolti nell’attività e abbiamo alta concentrazione;
  • C’è un equilibrio tra sfida e capacità;
  • C’è assenza di noia e ansia;
  • Riceviamo un feedback immediato per il nostro lavoro; 
  • Abbiamo un senso di controllo su ciò che facciamo.

Ma cosa possiamo fare per promuovere questa condizione ottimale per il nostro lavoro? Ecco alcuni consigli pratici:

  • Scegliamo un lavoro che ci piace e che riteniamo importante in modo da promuovere il massimo dell’impegno;
  • Valorizziamo i compiti impegnativi, ma non troppo difficili. La motivazione acquisita in queste situazioni ci aiuterà anche nelle prove più stressanti;
  • Gestiamo il tempo: individuiamo i nostri momenti di maggiore produttività e distribuiamo di conseguenza i nostri compiti;
  • Eliminiamo le distrazioni in modo da essere più concentrati durante i diversi task


Concludendo, quindi, eliminare stress e sfide impegnative non è possibile e può essere controproducente in termini di crescita personale e quindi di benessere. Abbiamo risorse fondamentali che possiamo valorizzare sul luogo di lavoro: una di queste è il Flow, una condizione ottimale da intercettare e promuovere per un lavoro produttivo, sereno e volto alla crescita e allo sviluppo personale.

Alessia Meroni, Francesco Refoni

Bibliografia

Csikszentmihalyi, M. (1997). Finding flow: The psychology of engagement with everyday life

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