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La tecnica del Nudge per migliorare benessere e produttività

Negli ultimi dieci anni il tema del nudge ha assunto sempre più rilevanza per via dell’impatto positivo che ha sulla condotta delle persone a fronte di costi molto ridotti. Questo tema è stato introdotto nel 2008 da Thaler e Sunstein, che lo hanno definito come “un qualsiasi aspetto dell’architettura della scelta che altera il comportamento delle persone in modo prevedibile, senza proibire alcuna opzione o cambiare significativamente i loro incentivi economici”. I nudge si identificano quindi, come un insieme di iniziative volte a modificare il comportamento delle persone, aiutandole ad intraprendere scelte migliori. Secondo Thaler e Sunstein, la spinta leggera (nudge) del processo decisionale è strutturata da un “architetto” che, lavorando sull’architettura della scelta, modella le opzioni in modo tale che venga promossa la migliore delle alternative possibili.

Le istituzioni governative, secondo questa logica, assumono il ruolo dell’architetto, ovvero coloro che danno forma alle possibilità di promuovere comportamenti più sostenibili, sani e salutari, pur senza compromettere la libertà di scelta della popolazione

Il nudge fa leva su una serie di processi automatici e non dispendiosi in termini di risorse cognitive, per favorire una certa presa di decisione; tra quelli individuati da Thaler e Sunstein emergono soprattutto: 

  • le regole di default: ad esempio l’iscrizione automatica a programmi di donazione del sangue o sistemi pensionistici porta ad un incremento della messa in atto di tale comportamento, rispetto a quando invece la scelta viene presa in modo controllato;
  • la semplificazione: semplificare le procedure burocratiche necessarie per effettuare una donazione benefica favorisce la messa in atto di tale comportamento;
  • le norme sociali: informare le persone che una larga porzione della loro comunità effettua un certo comportamento, come quello di voto, favorisce la messa in atto di tale condotta;
  • la descrizione dei passi concreti: fornire alle persone indicazioni precise su come evitare un certo comportamento dannoso, ad esempio tramite abitudini sane e consigli utili, permette alle persone di non sottovalutare i problemi che potrebbero emergere;
  • l’utilizzare strategie di pre-impegno: assumersi responsabilità preventive con gli altri circa ciò che deve essere fatto, definendo delle scadenze puntuali, migliora la produttività e riduce la probabilità di procrastinazione. 

Questi processi utilizzati dal nudge sono stati applicati al contesto organizzativo ed è stato possibile osservare come il management possa dare forma alla realtà lavorativa, migliorando la produttività e il benessere dei propri collaboratori a costi contenuti.

Per organizzare efficacemente le riunioni, che spesso occupano più del 50% del tempo lavorativo con uno scarso rapporto costi-benefici, i nudge manager possono utilizzare: le regole di default, la semplificazione e le strategie di pre-impegno. 

Nel concreto, modificando il tempo fisso della riunione (che tendenzialmente è di 1 ora) e riducendolo drasticamente (ad esempio di mezz’ora), si favorisce una migliore selezione delle informazioni e una percezione del tempo completamente diversa – se in un’ora risultava non esserci sufficiente tempo, in mezz’ora/45 minuti il tempo sembrerà più che sufficiente.

Anche il planning può essere migliorato attraverso il nudge: nelle organizzazioni c’è infatti la tendenza a sottostimare, a causa del bias di ottimismo, il tempo necessario per completare un compito. Un nudge manager potrebbe affrontare la situazione introducendo le cosiddette intenzioni di implementazione, sfruttando le strategie di pre-impegno e la descrizione dei passi concreti: in particolare l’idea alla base è che gli impiegati pianifichino e comunichino apertamente i loro obiettivi chiave su base trimestrale, così da riportare il loro impegno pubblicamente anche davanti ai loro pari. Dichiarare pubblicamente i propri piani, inoltre, aiuta a limitare l’overconfidence e il bias di ottimismo. Il nudge manager delinea successivamente delle misure per comprendere i progressi che sono stati fatti e questo porta ad un aumento del monitoraggio e della produttività dei dipendenti.

Le interruzioni non pianificate dei task possono ridurre enormemente la produttività per i lavoratori, interrompendo la concentrazione e il flusso di lavoro: per affrontare questo aspetto un nudge manager può modificare le regole predefinite indroducendone di nuove. Può infatti inserire un giorno “senza riunioni” oppure creare un ambiente meno distraente, cambiando l’impostazione nel software di posta elettronica e disattivando gli effetti sonori per la posta in arrivo. Effettuare la sincronizzazione della mail una volta all’ora scandisce il tempo del lavoro, riducendo le distrazioni saltuarie e permettendo allo stesso tempo di rimanere aggiornati. 

Creare un ambiente che sia a misura di lavoratore e comprendere quelle che sono le spinte decisionali dei propri collaboratori, permette al nudge manager di individuare con sempre maggiore efficacia le migliori strategie per favorire la produttività, dando forma ad un ambiente lavorativo sostenibile ad un costo ridotto.

Lorenzo Dal Cin, Nicola Testa 

Bibliografia:

Singler, E. (2018). Nudge management: Applying behavioural science to boost well-being, engagement and performance at work. Pearson

Ebert, P., Freibichler, W. (2017) Nudge management: applying behavioural science to increase knowledge worker productivity. J Org Design 6, 4

Thaler e Sunstein (2008). Nudge. La spinta Gentile