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Memoria transattiva: i vantaggi di una conoscenza condivisa

La frenesia della società odierna ci spinge sempre di più a fare i conti con una eccessiva mole di informazioni ed è sempre più importante riuscire ad orientarsi ed organizzare i vari dati con cui ci interfacciamo. Nella vita quotidiana è difficile ricordare tutti gli stimoli e questa problematica si riflette anche in ambito lavorativo, dove vengono richieste svariate conoscenze appartenenti ad ambiti differenti. Per questo è utile ricorrere ad alcune strategie per superare i limiti delle nostre capacità mnemoniche.

Una di queste strategie a cui facciamo comunemente ricorso è la memoria collettiva o “transattiva” in grado di implementare la memoria del singolo, spesso fallace ed incompleta, (Wegner, 1997) attraverso la collaborazione con gli altri. Infatti, la memoria transattiva è una forma di memoria interdipendente tipica dei contesti collettivi: ogni membro è portato a conservare singole parti di un ricordo per poi sommarle a quelle degli altri componenti del gruppo, ottenendo quindi un’informazione completa.

Team work e memoria transattiva

Questa memoria è dunque l’opposto di una memoria individuale, in quanto è fondata su una specifica condivisione delle conoscenze. L’utilizzo di questa strategia è comune all’interno di gruppi di lavoro, in cui vi è cooperazione tra individui con formazioni e conoscenze diverse, necessarie per il raggiungimento di obiettivi comuni, qualitativamente migliori e non conseguibili singolarmente.

Nelle dinamiche di gruppo la memoria transattiva svolge un ruolo fondamentale, in quanto facilita il confronto costruttivo ed evita comportamenti e metodi routinari, invitando i membri del gruppo a sviluppare soluzioni non convenzionali durante i progetti. Inoltre, si rivela anche uno strumento utile ad accrescere le conoscenze del team stesso e la condivisione di nozioni all’interno di esso, poiché capace di fornire punti di vista e approcci diversi e al contempo complementari. Per far sì che possa essere massimamente efficace e manifestarsi in un concreto miglioramento delle performance del team (Lewis 2003), la memoria transattiva deve necessariamente fondarsi su:

  • una diversa specializzazione dei membri, in grado quindi di integrare le conoscenze; 
  • la fiducia nella conoscenza altrui e la corretta percezione delle competenze di ciascuno;
  • una capacità di coordinamento e cooperazione dei vari individui.

Ambiente e internet: minacce alla memoria transattiva

Un importante aspetto che incide sulla memoria collettiva è l’ambiente, che studi e teorie indicano come determinante per dare vita a diversi processi di memoria transattiva. Infatti, è emerso che l’ambiente circostante, tra cui ad esempio il clima aziendale, modera i rapporti di squadra e di conseguenza gli esiti dei progetti. Ciò implica che lo sviluppo di processi mnemonici non dipenderà solamente dall’efficacia del team, bensì anche da eventi esterni, che non sono sotto il controllo dei membri del gruppo di lavoro e dei manager. 

Tra gli elementi dell’ambiente esterno, l’esponenziale evoluzione tecnologica minaccia il sistema della memoria transattiva, che rischia di diventare un metodo incapace di mantenere il passo con la mole di informazioni presenti in rete.

Allo stesso tempo però, proprio l’avvento di internet e della tecnologia ha permesso di far fronte ad alcune problematiche che potrebbero insorgere nei contesti quotidiani; infatti, proprio come un membro del team, il web è in grado di colmare parte delle informazioni mancanti con la propria conoscenza.

In conclusione, nonostante possa sembrare imperfetta, la memoria transattiva o condivisa è un valido strumento all’interno dei contesti organizzativi per far fronte alle attuali necessità e per risolvere problemi complessi.

Edoardo Nerozzi, Giulia Schena

Bibliografia

Kush J., Conceptual and Measurement Issues for Transactive Memory Systems: The Indicators of TMS, «American Psychological Association», 2019, Vol. 23, No. 2, 104–123

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