Quiet Quitting: come limitare questo fenomeno

Il Quiet Quitting, letteralmente “abbandono silenzioso”, è un fenomeno definito come la riduzione, in termini quantitativi, dell’impegno dedicato al proprio lavoro, che consiste nel fare il minimo indispensabile pur nel rigoroso rispetto delle mansioni assegnate e dell’orario di lavoro. Il termine quiet quitting nasce nel mondo del social media, ed è quel fenomeno che coinvolge tutti i dipendenti che durante la giornata lavorativa svolgono solo lo stretto necessario, rifiutandosi di fare straordinari o progetti extra, e soprattutto attenendosi precisamente alle ore e alle attività e responsabilità definite da contratto.

Ma come è possibile non permettere a questo fenomeno di verificarsi? Ci sono varie strategie e metodi di prevenzione, una di queste è la mobilità interna. Questo processo si verifica quando ai dipendenti viene data l’opportunità di assumere nuovi ruoli e nuove responsabilità all’interno dell’azienda. La mobilità interna può essere un’ottima strategia per motivare e fidelizzare i dipendenti, dando loro la possibilità di svilupparsi dal punto di vista professionale, facendoli così rimanere in azienda più a lungo. Ecco che, offrire ai propri dipendenti maggiori opportunità di crescita e sviluppo orizzontale o verticale, può essere un valido metodo per prevenire il quiet quitting.

Un altro modo per arginare e limitare questo fenomeno è quello di favorire la formazione e lo sviluppo delle competenze dei propri lavoratori. Attraverso una valutazione complessiva del proprio personale, si possono individuare le competenze e le carenze di ogni dipendente, e poi intraprendere alcuni percorsi di formazione, per aiutare i lavoratori a sviluppare il proprio potenziale. In questo modo i dipendenti si sentiranno valorizzati dall’azienda che sta investendo risorse su di loro e motivati a restare e dare il meglio di sé, vedendo che l’organizzazione si occupa in modo concreto del loro sviluppo professionale e del loro benessere.

Il quiet quitting può anche essere evitato riducendo il carico di lavoro del dipendente, se questo è considerato eccessivo e potrebbe quindi intaccare il benessere psicofisico della persona. Molto spesso il lavoratore che va incontro al fenomeno dell’abbandono silenzioso, è una persona che ha usato tutte le sue energie fino al punto di sentirsi fisicamente e mentalmente esaurito. Il quiet quitting quindi si presenta come una perfetta soluzione al burnout e allo stress che ne deriva; è molto importante che l’azienda riesca ad identificare i segnali di malessere delle proprie risorse. È proprio qui che si possono mettere in atto interventi di Coaching sul BenEssere che possano quindi aiutare i dipendenti demotivati, stressati, e molto vicini al burnout, a migliorare il proprio benessere psicofisico, favorendo di conseguenza una diminuzione dello stress e un aumento di soddisfazione, motivazione e dell’impegno nel lavoro.

Ecco spiegate alcune delle strategie che l’azienda può mettere in atto per prevenire ed evitare i numerosi casi di quiet quitting. È sicuramente importante che, tramite impegno, attenzione e collaborazione di tutti, si crei un ambiente di lavoro positivo e collaborativo, in cui venga valorizzato il contributo di ciascun dipendente, e in cui si dia la giusta importanza al benessere psicofisico di ogni lavoratore. Solo in questo modo è possibile motivare i dipendenti, riducendo la possibilità che questi vadano incontro all’abbandono silenzioso, impattando negativamente su sé stessi e sull’azienda.

Elisabetta Trivella