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Work life balance: un valore per il singolo e per l’organizzazione

La capacità di bilanciare in modo equilibrato gli aspetti lavorativi e quelli relativi alla vita privata rappresenta, oggi più che mai, una necessità impellente in quanto si rischia di sentirsi inghiottiti dalle giornate che scorrono troppo in fretta, dove il tempo è tiranno e non basta mai per soddisfare gli obiettivi lavorativi e quelli extra-lavorativi, come la famiglia, gli amici e le proprie passioni.

Le grandi organizzazioni internazionali, già agli inizi degli anni ’60, iniziarono a parlare di bilanciamento tra tempi di vita e di lavoro. Prima fra tutte l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) la quale avviò l’analisi del possibile conflitto tra lavoro e famiglia centralizzando l’attenzione sul come le lavoratrici potessero essere supportate nel trovare un giusto equilibrio tra impegni personali e lavorativi.

Anche se la maggior parte delle ricerche sul work life balance è orientata sui singoli, quelle sulle coppie dual career hanno sottolineato un vero e proprio “funambolismo” rispetto a tre lavori: quello dei rispettivi partner e quello domestico.

Semplificando, una dual career family è rappresentata da due partner che sono entrambi coinvolti in lavori con obiettivi professionali importanti, quindi non sono solo dual earner o dual worker family, nella quale i partner lavorano con l’obiettivo del mantenimento economico, ma bensì hanno aspirazioni al fine di raggiungere il soddisfacimento dei propri obiettivi professionali.

Dunque possiamo affermare che nella società di oggi, la vera ricchezza è il tempo. Ne è prova il fatto che quest’ultimo sia diventato un elemento di negoziazione nei contratti aziendali alla voce work-life balance. Sotto questo cappello rientrano tutte quelle azioni messe in campo dalle organizzazioni per bilanciare tempo libero e tempo di lavoro dei dipendenti, sempre più divisi tra impegni privati e professionali.

D’altronde la mancata soddisfazione del bilanciamento tra la vita famigliare ed il lavoro non ha effetti negativi solo sul singolo soggetto, ma anche sull’intera organizzazione.

In presenza di un bilanciamento instabile, la produttività è bassa, il tasso di assenteismo è superiore e, di conseguenza, il ricambio del personale è elevato. In questo modo si rischia di perdere dei talenti dalla propria azienda, a causa di un ambiente che incentiva il turnover,. Infine, un dipendente stressato e poco entusiasta del proprio lavoro produce, automaticamente, una performance inferiore, che viene certamente percepita dai clienti, i quali sono poco soddisfatti del prodotto o del servizio offerto. Vien da sé che clienti poco soddisfatti abbiano un impatto molto negativo sulla reputazione aziendale e sulla revenue, che diminuisce se i clienti decidono di abbandonare l’azienda in favore del competitor.

In conclusione, si può osservare come investire nel work life balance sebbene sia particolarmente complesso risulti essere un aspetto essenziale per la promozione non soltanto del benessere dei singoli lavoratori ma anche per l’organizzazione stessa. Per fare ciò, è necessario impostare una cultura aziendale che metta il benessere del lavoratore al primo posto che può esprimersi anche promuovendo le opzioni di lavoro a distanza e di smart working.

Smart Working e Work-life Balance

Molti studi hanno confermato come lo smart working porti un significativo miglioramento del work-life balance. Una prima motivazione riguarda semplicemente la riduzione del tempo impiegato per arrivare sul posto di lavoro e i relativi costi. In media è stato stimato che, lavorando da casa, ogni lavoratore risparmia 1 ora per ogni giornata lavorativa, potendo così dedicarla ad altre attività come hobby, sport o relax. Inoltre, poter lavorare da casa permette di dedicare maggiore tempo alla famiglia e agli amici e quindi avere una vita relazionale migliore. 

Se intendiamo lo smart working nel vero senso del termine, non solo come ‘lavoro da remoto’, ma come lavoro agile, si aggiunge un ulteriore enorme vantaggio: la flessibilità. Non avere un luogo di lavoro obbligato permette di lavorare da posti diversi, persino da un luogo di vacanza, oppure dalla casa di un amico, potendo così passare le ore extra lavorative al mare o in montagna e in compagnia, o ancora, è possibile lavorare dai caffè, potendo conciliare del tempo fuori casa e fuori dall’ufficio con il lavoro. 

Fondamentale è anche poter organizzare il tempo del lavoro come meglio si crede, questo permette di conciliare impegni lavorativi e impegni personali, per esempio staccando per un’ora dal lavoro per una visita, per poi recuperarla in coda alla giornata lavorativa. Chiaramente questa flessibilità migliora tantissimo il work-life balance, permettendo di svolgere il proprio lavoro al meglio, senza però dover sacrificare aspetti della vita privata. I lavoratori in smartworking hanno meno l’impressione di dedicare tutta la propria giornata al lavoro e riescono ad avere anche del tempo per sé. 

Un possibile rischio dello smart working è che i lavoratori siano iperconnessi e lavorino più ore rispetto a quando andavano in ufficio, nonostante questo gli smart workers riferiscono comunque un migliore bilanciamento tra lavoro e vita privata. 

Durante il periodo della pandemia, lavorando da casa, le donne hanno avuto più difficoltà rispetto agli uomini a mantenere un corretto work-life balance. Infatti, le donne hanno diminuito le ore dedicate a se stesse per aumentare le ore dedicate al lavoro e a compiti di cura, come alla cura dei figli, della casa, degli anziani. Questo sbilanciamento dei carichi di cura tra donne e uomini ha fatto sì che l’equilibrio vita lavorativa e privata per le donne fosse peggiore rispetto a quello dei colleghi uomini. 

Studi dimostrano che ancora oggi il peso della cura (di figli, casa, anziani) ricade maggiormente sulle donne, anche se lavoratrici al pari degli uomini.

Tuttavia, in una condizione non di lavoro da casa obbligato, ma di smart working per entrambi i partner, il work-life balance sembra migliorare, permettendo di gestire al meglio gli impegni legati a casa e figli da parte dei genitori. Questo vale anche per le famiglie dual careers, per cui la gestione di tutti gli impegni è ancora più ardua. La flessibilità dello smart working può permettere di dividere i carichi di cura al meglio e di poter gestire questi carichi senza che la vita lavorativa ne soffra e senza raggiungere il burnout. Per le dual careers questo vale in particolare: per entrambi i partner è fondamentale non sacrificare la vita lavorativa e mantenere un’alta performance. Lavorando in smart working, è possibile per un genitore andare a prendere i figli a scuola e poi tornare a lavorare comodamente. 

Quindi lo smart working aiuta il work-life balance anche nelle famiglie dual careers e permette alle donne lavoratrici smart workers di avere un migliore equilibrio di vita.

Ecco alcuni suggerimenti per migliorare il proprio work-life balance: 

  • Definisci le priorità e sappi che less is more: non pianificare 15 attività per un giorno, ma pianificare un numero gestibile e realizzabile in base alle priorità. 
  • Pianifica e gestisci il tempo: evita che il tempo libero diventi uno stress ed evita di non riuscire a dedicare tempo alle tue passioni, gestisci il tempo in modo da poterti dedicare anche ai tuoi hobby!
  • Impara a dire di no,  per migliorare il tuo lavoro, la tua attenzione e non essere sopraffatto dalle cose da fare.
  • Poni dei confini: è importante creare degli spazi in cui non pensi al lavoro, in cui ti dedichi a te stesso, alla tua famiglia o alle tue attività extralavorative. 
  • Se puoi, fai smart working! Come abbiamo visto in precedenza, i vantaggi sono enormi, è uno strumento che ti permette di gestire con maggiore flessibilità la tua vita. 

In conclusione, il boom dello smart working, in realtà lavoro da remoto, è stato una necessità dovuta al covid, ma ad oggi lo smart working è piuttosto uno strumento che le organizzazioni possono utilizzare per migliorare la qualità della vita, la soddisfazione e il work-life balance dei loro collaboratori, che come abbiamo visto è di fondamentale importanza sia per il singolo sia per l’organizzazione.

Alessia Meroni e Olha Marko

Bibliografia 

Miglioretti, M. (2020). L’occupabilità sostenibile. Edra.

Burnett, W., Burnett, B., & Evans, D. J. (2016). Designing your life: How to build a well-lived, joyful life. Knopf.

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